Politano, frecciata ad Anguissa e Rrahmani

Politano, frecciata ad Anguissa e Rrahmani

Il Napoli non è solo una squadra in crisi di risultati: è uno spogliatoio che, dopo il 4-1 di Porto in Champions League, ha smesso di tenere i problemi dietro la porta chiusa. E stavolta a far saltare il tappo non è stato un gossip da corridoio, ma una frase detta davanti alle telecamere. Senza il capitano Giovanni Di Lorenzo, è toccato ancora a Politano metterci la faccia. Solo che, a differenza delle solite uscite “da veterano”, l’esterno ha scelto parole taglienti: vorrebbe che a spiegare le sconfitte ci andassero anche altri compagni, «non sempre noi italiani». Una frecciata sibillina che, secondo il retroscena aggiornato della Gazzetta, punta dritto su due senatori poco avvezzi al microfono: Zambo Anguissa e Amir Rrahmani.

La frecciata di Politano e i senatori silenziosi

Il contesto conta quanto la frase. Il Napoli arriva da una tre giorni terribile: flop interno contro la Juventus e tonfo in Portogallo che allontana i playoff europei. In campo già s’era vista la tensione, con il faccia a faccia tra De Bruyne e Lucca. Fuori, però, è il post gara a fotografare la frattura. Politano precisa di non voler attaccare nessuno e ribadisce la vicinanza all’allenatore, ma la distinzione «italiani / altri» resta lì, pesante. Perché nello spogliatoio azzurro gli stranieri non sono comprimari: sono pezzi da novanta. E chiedere pubblicamente più esposizione a chi di solito resta in silenzio equivale a dire che qualcosa, negli equilibri interni, si è rotto.

Anguissa, senatore di lungo corso, è descritto come carattere più solitario, soprattutto dopo le partenze di riferimenti con cui aveva legato. Rrahmani, pilastro dei due scudetti, è l’altro nome che circola tra chi «conta» ma raramente si affaccia alle telecamere. Non è un processo in piazza: è il segnale che, a crisi aperta, anche i ruoli non scritti dello spogliatoio finiscono sotto esame. E quando i veterani smettono di parlare la stessa lingua, la panchina trema più di qualsiasi modulo.

Gruppetti, amicizie e pezzi che mancano

Ogni grande club ha le sue anime. Il punto, raccontano i retroscena, è che al Napoli quelle anime adesso si vedono troppo. C’è il nucleo italiano che si frequenta anche fuori dal campo: Di Lorenzo, Politano e Spinazzola. Amicizia vera, utile quando serve gestire notti complicate; pericolosa se l’equilibrio interno viene meno e il resto del gruppo percepisce due velocità. Poi ci sono le coppie fisse: Lang e Neres, uniti dall’estate 2025 tra panchine con il muso e scatti di esuberanza; Alisson e Giovane, arrivati insieme e sempre appiccicati anche sui social; McTominay e Gilmour, altro tandem che si cerca. De Bruyne, Lobotka e Hojlund restano riferimenti tecnici, ma con caratteri riservati: colleghi in campo, meno “famiglia” fuori.

In mezzo a questi gruppetti manca chi, in passato, faceva da collante. Mazzocchi e Juan Jesus non ci sono più, e la Gazzetta marca proprio quella assenza come errore di valutazione di mercato: in giorni così servono mediatori, non solo titolari. Scott McTominay, dal canto suo, ha chiesto a tutti di interrogarsi sul proprio contributo; Hojlund ha spinto oltre, smentendo la lettura soft di Allegri e chiamando in causa anche la società. Il messaggio trasversale è uno solo: basta alibi, bisogna guardarsi allo specchio. Solo che, se ognuno si guarda allo specchio per conto proprio, lo spogliatoio non torna unito: resta a pezzi.

Allegri, ultima chance con la Lazio (e il contratto che lo “blinda”)

Sul piano societario lo scenario è schizofrenico quanto quello interno. Da una parte la Gazzetta parla chiaro: dopo Juve e Porto «al Napoli può succedere di tutto, anche una rivoluzione». Domenica alle 12:30 al Maradona, contro la Lazio capolista di Gattuso, Massimiliano Allegri vivrebbe una sorta di ultima chance prima della sosta. Un altro ko, in casa e contro la prima della classe, potrebbe segnare il confine tra «il Napoli di Allegri» e quello che verrà. La critica al tecnico riguarda anche la strategia giudicata troppo conservativa: numeri e rendimenti, al momento, non proteggono nessuno.

Dall’altra parte, l’ANSA ricorda il contrappeso economico: Allegri ha un contratto triennale sostanzioso, e un esonero immediato costerebbe caro a De Laurentiis. In pratica la panchina è “blindata” dai numeri, ma non è immune alla pressione politica di risultati e spogliatoio. La società ha già messo in conto il ritiro chiuso per ricompattare il gruppo; i giocatori, però, dovranno fare la loro parte — parlarsi in faccia, sfogarsi, resettare — perché infortuni e calendari non bastano a spiegare litigi in campo e frecciate in sala stampa.

Il Napoli è a un bivio concreto, non da talk show. O lo spogliatoio torna una cosa sola prima della Lazio, o la crisi di risultati rischia di diventare crisi di identità fino a giugno. Politano ha acceso il faro su Anguissa e Rrahmani; Allegri aspetta la prova del Maradona; ADL tiene i conti e i bulloni. Domenica, sotto le curve, si capirà se questa squadra ha ancora una sola voce — o solo tanti gruppetti che corrono nella stessa maglia.