Notizie Napoli Ancelotti è a un bivio: dal caso Insigne alla sindrome del secondo anno, a giugno puಠessere addio…

Napoli, Ancelotti: 'Imprecisi e sfortunati sotto porta. Insigne? L'ho visto poco brillante in allenamento'

Napoli, abbiamo un problema. Il pareggio col Genk in Coppa Campioni e la consueta lunga lista di rimpianti ha lasciato i suoi strascichi: la squadra di Carlo Ancelotti prosegue a mostrare gli stessi difetti della passata stagione, fra le distrazioni del reparto difensivo e i parecchi gol falliti dai propri attaccanti e, come se non bastasse, il caso Insigne ha manifestato in maniera tangibile le prime tensioni nella parte interna dello spogliatoio. Situazioni che rischiano di rendere le cose più difficili l’andamento di una stagione apertasi da poco ma già in salita, in maggior misura in campionato, dopo le sconfitte con Juventus e Cagliari, e mettere a serio repentaglio un progetto sportivo imperniato principalmente sulla figura dell’allenatore emiliano.

GESTIONE A UN BIVIO – Ancelotti è stata la grande scommessa, il grande investimento, del patron Aurelio De Laurentiis per ripartire di slancio dopo la traumatica chiusura dell’era Sarri: un tecnico di esperienza e di caratura internazionale, a cui hanno fatto seguito gli acquisti di giovani talenti molto apprezzati nel panorama europeo come Fabian Ruiz, Elmas e Lozano e certezze come Manolas e Llorente. Se la prima annata in azzurro è stata di assestamento, questa, con una Juventus che a sua volta ha preso la decisione di ripartire da una guida tecnica diversa, doveva e deve essere quella del consolidamento e del concreto tentativo per portare a casa un trofeo, che manca dalla Coppa Italia 2014 della gestione Benitez. Chiudere la stagione senza nemmeno andarci vicino corrisponderebbe a un chiaro fallimento degli obiettivi fissati a inizio stagione e pure dalla proprietà non sono mancati i primi segnali di perplessità. La gestione allargata del team e un turn-over molto esasperato causa impegni ravvicinati non convincono e, più che dare respiro ai presunti titolari fissi e coinvolgere più calciatori possibili, sta viceversa togliendo certezze e creando nervosismo.

LA SINDROME DEL SECONDO ANNO – Ecco perché nella giornata odierna è tutt’altro che inverosimile pensare a una sorta di ultimatum per Ancelotti, che ha firmato un accordo fino al 2021 ma si gioca tantissimo, se non tutto, quest’anno. Se il curriculum parla senza aiuto per l’ex allenatore del Milan, le ultime stagioni parlano di risultati non soddisfacenti e a spaventare il Napoli è il fatto che, dal Chelsea al Bayern Monaco passando per il Real Madrid, sono stati proprio i secondi anni di Ancelotti alla guida di queste squadra a risultare fatali e a portarlo ad addii anticipati. Con la nemmeno troppo sottile differenza che, in azzurro, pure la prima annata si riduce a pochi picchi, a pochi momenti da rosa molto competitiva, riducibili quasi esclusivamente all’ottimo girone di Coppa Campioni disputato contro Liverpool e Paris Saint Germain. Culminato in un’eliminazione beffarda per una questione di differenza gol, ma che aveva iniziato a materializzarsi con quell’incredibile pareggio sul campo della Stella Rossa. Belgrado allora come Genk mercoledì sera. Il lupo perde il pelo ma non il vizio, ma a giugno Ancelotti rischia di lasciare per strada molto oltre, il suo posto.

Image:Getty

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