Dopo il respiro della vittoria sul Bologna, a Castel Volturno si è già chiusa la parentesi festa e si è aperta quella missione: domenica alle 12:30 al Franchi arriva la Fiorentina, ultimo ostacolo di Serie A prima della lunga sosta Nazionali. Allegri ha messo in chiaro il metodo — sedute solo al mattino fino alla partenza di sabato — e ha messo in chiaro anche l’elenco dei dolori. Contro i viola mancano all’appello sei pezzi sicuri. L’unico nome ancora in bilico è Anguissa: se recupera, cambia il volto del centrocampo. Se no, si va avanti a pezzi.
Contenuto della Pagina
ToggleSei assenti certi e un Franchi da affrontare a mezzogiorno
Il report interno non lascia margini di fantasia. Contro la Fiorentina non ci saranno Alisson Santos, Buongiorno, Marianucci, Meret, McTominay e Giovane. Difesa e porta già in emergenza, mediana senza uno dei suoi motori fisici, attacco privato di un’opzione di profondità: è il quadro di un Napoli che deve trasformare la trasferta fiorentina in una prova di carattere più che di organico. Non a caso Max ha programmato tutto al mattino: la gara è alle 12:30, orario scomodo, caldo possibile, ritmo diverso. Meglio abituare le gambe prima ancora di caricare i pullman.
La vittoria sul Bologna aveva restituito ossigeno dopo il trittico nero Como-Inter-Arsenal. Ma in casa azzurra nessuno si illude: senza Meret tra i pali e senza Buongiorno a chiudere l’asse centrale, ogni palla aerea e ogni ripartenza viola diventano un esame. Marianucci resta fuori dal radar immediato, Alisson Santos e Giovane allungano la lista. In pratica, sei posti in meno sulla lavagna e zero scuse in più.
Anguissa, l’unico dossier ancora aperto
Restano i giorni. E resta lui: Anguissa. Il camerunese aveva saltato Arsenal e Bologna per un fastidio all’adduttore. Due risonanze, a distanza di qualche giorno, hanno escluso lesioni serie: buone notizie sul piano strutturale, meno sul piano del ritmo. Ieri, come da report ufficiale del club, ha lavorato personalizzato — in palestra, non con il gruppo — e la valutazione continuerà giorno per giorno fino al sabato della partenza. Non è ancora convocazione, non è ancora undici: è un “vediamo” che Allegri terrà aperto fino all’ultimo.
Se Anguissa rientra anche solo per la panchina, cambia l’equilibrio. Con Lobotka e compagni già chiamati a fare volume, avere il fisico del 99 disponibile per gli ultimi metri o per spezzare le ripartenze viola sarebbe un regalo. Se invece resta a Castel Volturno, il messaggio è chiaro: si arriva al Franchi con l’infermeria ancora piena e si punta tutto sulla gestione della gara, non sull’intensità continua di novanta minuti.
Dopo Firenze, la sosta e i rientri a cascata
La buona notizia, se così si può dire, è il calendario. Dopo Firenze c’è la sosta: il campionato riparte nel weekend del 10 ottobre, Napoli-Frosinone al Maradona. Lì, secondo gli aggiornamenti di questi giorni, dovrebbero rientrare pezzi importanti: Meret e Marianucci sono i nomi più caldi per quella finestra, mentre Buongiorno richiederà ancora settimane. Per Giovane, reduce da intervento per ernia inguinale, il giudizio è post-sosta. In sintesi: Firenze è da soffrire adesso, Frosinone sarà da ricostruire dopo.
Nel mezzo, Allegri continua a lavorare sul ritmo del mattino e sulla testa del gruppo. La missione Fiorentina non è solo tre punti: è l’ultimo scatto prima di una pausa lunga, con un undici mutilato e un solo jolly ancora in corsa. Quel jolly si chiama Anguissa. Da qui a sabato, ogni seduta personalizzata varrà più di un comunicato.