C’è una sensazione che a Castel Volturno sta diventando sempre più chiara, e la Gazzetta dello Sport la mette nero su bianco: Massimiliano Allegri si sta innamorando giorno dopo giorno di Billy Gilmour. Non è un colpo di fulmine da una sola partita: è il tipo di convinzione che cresce dopo Arsenal, dopo i ritmi alti, dopo aver visto lo scozzese cercare sempre la verticalità che il tecnico azzurro ama. Contro la Fiorentina, nelle intenzioni, Gilmour riparte dal primo minuto accanto a Stanislav Lobotka. E non è solo una scelta di emergenza: è l’equilibrio che Max sta costruendo in mezzo al campo del Napoli.
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TogglePerché Allegri è stregato da Gilmour: Premier, verticalità e campo aperto
Il pezzo della Gazzetta, ripreso in rassegna, spiega bene il feeling. Billy Gilmour ha qualcosa che “suona” inglese anche in SerieA: accelerazioni di pensiero tipiche della Premier, voglia di spezzare le linee, poca paura del duello. Allegri, da sempre, predica verticalità e ripartenze pulite; Gilmour gli offre proprio quello. Ama il lancio lungo, ribalta l’azione, sventaglia da una fascia all’altra quando la difesa avversaria si stringe. Non è il regista che rimane a coccolare il pallone per dieci tocchi: è quello che, quando vede lo spazio, lo prende.
Contro l’Arsenal, in particolare, lo scozzese ha lasciato il segno. Non solo per i numeri grezzi, ma per il modo di stare nella gara: ritmi alti, scelte rapide, capacità di tenere il possesso senza spegnere la squadra. Per un Allegri che sta ancora calibrando i meccanismi dopo l’arrivo a Napoli, vedere un centrocampista che “pensa in verticale” è una boccata d’ossigeno. E allora la conferma verso Firenze non sorprende: se il piano gara non cambia all’ultimo, Billy riparte titolare.
C’è anche un dettaglio tattico che fa sorridere lo staff. Gilmour non chiede di essere l’unico direttore: può stare accanto a un altro regista senza calarsi i pantaloni. È diverso da Lobotka, e proprio per questo i due possono convivere. Non è una copia sbiadita dello slovacco: è un pezzo complementare. Quando il Napoli vuole aprire il campo, Billy è l’uomo del cambio di fronte; quando serve uscire dallo stretto, arriva l’altro pezzo del puzzle.
Lobotka vs Gilmour: mago nello stretto e uomo del ribaltamento
Stanislav Lobotka resta il mago dei tocchi corti. Pressione alta? Stan trova l’uscita con tocchi puliti, vicini, quasi chirurgici, finché non arriva l’imbucata. Un anno fa Cesc Fàbregas lo definì un unicum: il tipo di giocatore che vorresti sempre a disposizione. Allegri lo sa, e non lo mette in discussione. Il punto, oggi, è un altro: non scegliere tra Lobotka e Gilmour, ma capire come farli lavorare insieme senza che uno annulli l’altro.
La differenza è il vero valore aggiunto. Gilmour cerca campo aperto, lunghe traiettorie, switch di gioco; Lobotka gestisce il traffico sotto pressione e tiene viva la manovra quando gli avversari chiudono le linee di passaggio. In emergenza – e il Napoli ne ha viste diverse in mediana – i due possono anche alternarsi in regia. Ma la lettura della Gazzetta va oltre: possono stare uno accanto all’altro. Una coppia di costruzione che, a seconda del momento, apre o stringe, accelera o aspetta.
Per la piazza è un messaggio rassicurante. Non c’è un “titolare assoluto” e un riserva eterna: c’è un duetto che Allegri sta testando con insistenza. E se contro la Fiorentina torneranno entrambi dal 1’, significa che Max ha trovato qualcosa di concreto, non solo una pezza per tappare i buchi.
Il triangolo offensivo: De Bruyne (o Vergara) tra le linee per Højlund
Qui arriva il pezzo più interessante del puzzle. Allegri sta sperimentando un centrocampo che, in fase di costruzione, vive sulla coppia Gilmour-Lobotka; in fase offensiva, però, diventa un triangolo. La mezzala di qualità – Kevin De Bruyne o, in alternativa, Antonio Vergara – si inserisce tra le linee, sulla trequarti, a ridosso della prima punta. L’obiettivo è chiaro: liberare Rasmus Hojlund dai compiti di costruzione e dargli palloni filtranti, tagli e secondi pali.
Lo stesso giorno, sul Corriere dello Sport via TuttoNapoli, arriva un’altra sfumatura su De Bruyne: doppio ruolo. Il belga può fare il trequartista puro dietro Højlund, ma ha anche licenza di abbassarsi per aiutare la costruzione con Gilmour e Lobotka. In pratica, KDB diventa il jolly che chiude il triangolo quando serve superiorità tra le linee, e il terzo uomo di possesso quando la Fiorentina pressa alto. Un 4-2-3-1 fluido, non un disegno stampato sulla lavagna.
Resta lo sfondo Zambo Anguissa: dubbio per Firenze, tema già noto. Indipendentemente dalla presenza di Frank in lista, la certezza di Allegri in mezzo – almeno in questa fase – passa da Gilmour e Lobotka. Anguissa resta pezzo di densità e duelli; ma il feeling tattico del momento, quello che la Gazzetta racconta con più calore, è lo scozzese che “piace” a Max e la mediana che impara a diventare triangolo.
Verso il Franchi, dunque, il Napoli non porta solo undici nomi: porta un’idea. Coppia di regia complementare, mezzala di qualità tra le linee, punta centrale che vive di servizi. Se Gilmour conferma i ritmi Premier e Lobotka continua a far sembrare facile lo stretto, Allegri avrà trovato qualcosa di più di una formazione: un meccanismo. E a Firenze, con De Bruyne pronto a farsi in due, quel meccanismo potrà finalmente parlare in partita.