Napoli, difesa ballerina: 14 gol subiti in 10 partite

Napoli, difesa ballerina: 14 gol subiti in 10 partite

Il 4-3 al Bodø ha fatto bene all’umore, alla classifica di Champions e pure a qualche titolo di giornale. Ma passata la sbornia della notte europea, a Castel Volturno qualcuno avrà riguardato i tre gol presi in casa da una squadra norvegese e si sarà fatto la domanda più semplice di tutte: quanto può durare un Napoli che, per vincere, deve segnarne quattro? Sabato alle 18 al Maradona arriva la Roma di Gian Piero Gasperini, e i numeri raccontano che la vera partita Massimiliano Allegri la deve vincere prima di tutto dietro.

Quattordici gol in dieci partite: il conto che non torna

Partiamo dai dati, quelli che non si lasciano convincere dall’entusiasmo. Secondo l’analisi di Tuttosport, il Napoli ha incassato 14 reti nelle prime 10 uscite stagionali: una media di 1,4 a partita, roba che per una squadra costruita per lottare su più fronti è decisamente troppo. E le partite chiuse con la porta inviolata sono appena tre. Tradotto: sette volte su dieci gli azzurri hanno dovuto raccogliere almeno un pallone dalla propria rete.

Per un allenatore come Allegri, che ha costruito una carriera intera sul concetto di “corto muso” e sulla solidità prima dello spettacolo, è quasi un paradosso. Il suo Napoli, almeno per ora, è una squadra che diverte e soffre nella stessa misura. Contro il Bodo Glimt è arrivato il primo successo in Champions, certo, ma con tre gol al passivo e una serie di amnesie che contro avversari più cinici si pagano a caro prezzo. Il tecnico toscano lo sa benissimo, ed è per questo che nel post partita ha parlato di una squadra ancora fragile, nonostante la festa.

Ad aggravare il quadro c’è la condizione fisica. Il Napoli è al momento nono in Serie A per chilometri percorsi a partita (100,1) e addirittura quattordicesimo per numero di sprint (98). Numeri da metà classifica per una squadra che ambisce a ben altro. Quando le gambe non girano, la linea difensiva si allunga, i reparti si scollano e le transizioni avversarie diventano autostrade. L’unica nota positiva arriva dall’infermeria: finora gli stop sono 13, di cui 10 muscolari, contro i 16 (14 muscolari) dello stesso periodo della passata stagione. Un lieve miglioramento, ma con un calendario che prevede cinque partite in quindici giorni guai ad abbassare la guardia.

Beukema bocciato, Badiashile e Lobotka per rimettere ordine

Il primo indiziato, quando si parla di difesa, è Sam Beukema. Secondo AreaNapoli, l’olandese è tra i giocatori che hanno deluso Allegri: il tecnico gli aveva concesso spazio proprio contro il Bodø, ma l’ex Bologna non ha risposto come sperato e non ha ancora confermato in Campania il valore mostrato in Emilia. Discorso a parte per Rasmus Hojlund, l’altro “rimandato” della serata: il danese è apparso avulso dalla manovra e per il centravanti il problema è più offensivo che difensivo, ma anche il pressing parte da lì.

Ecco perché per la Roma si va verso due ritocchi mirati all’equilibrio. In difesa è in ballottaggio il rientro di Benoît Badiashile al posto di Rafa Marín: il francese aveva riposato in Champions dopo una serie di prestazioni convincenti e può restituire esperienza e fisicità al reparto. In mezzo, invece, è pronto a tornare titolare Stanislav Lobotka, il giocatore che più di tutti può proteggere la difesa tenendo il pallone e dettando i tempi. Occhio anche a Giovane, che continua a scalare le gerarchie e si candida per partire dal primo minuto.

Resta il nodo Kevin De Bruyne. Il belga contro i norvegesi ha interpretato il ruolo di regista con una superiorità disarmante: sette occasioni create, il dato più alto della serata, verticalizzazioni continue e linee di pressione tagliate come burro. La Gazzetta ha addirittura scomodato i paragoni con Pirlo al Milan di Ancelotti e Calhanoglu all’Inter di Inzaghi. Ma con Lobotka di nuovo dentro, l’idea più probabile è che KDB torni qualche metro più avanti. E qui sta il dilemma di Allegri: lo spettacolo offensivo è garantito, la copertura un po’ meno.

Vergara torna tra i convocati, la Roma arriva a pezzi

Dall’infermeria arrivano finalmente buone notizie. Antonio Vergara ieri ha lavorato in parte con il gruppo e in parte a livello personalizzato: secondo il Corriere dello Sport sarà convocato per la Roma, con ogni probabilità partendo dalla panchina. Il centrocampista si era fermato il 6 ottobre con la Nazionale contro la Turchia per una lesione distrattiva di medio grado al soleo destro e ha saltato quattro partite: Villarreal e Bodø in Champions, Frosinone e Venezia in campionato. L’ultima presenza con la maglia azzurra risale al 13 settembre contro il Bologna. Il rientro sarà graduale, perché il Napoli ha già pagato a caro prezzo qualche ricaduta di troppo.

Dall’altra parte, Gasperini è costretto a fare i conti con un’emergenza vera. Come riporta Il Messaggero, Lorenzo Pellegrini si sottopone oggi alla risonanza per il problema al flessore della gamba destra e rischia quasi un mese di stop. Paulo Dybala è ancora fermo per il polpaccio, Manu Koné è fuori per una lesione al bicipite femorale e manca anche Svilar. Senza contare i ragazzi della Primavera, i giallorossi avranno appena diciassette giocatori di movimento. In attacco restano Malen, Castro, Soulé e Mora, e tra le ipotesi c’è persino quella di avanzare Cristante o Pisilli sulla trequarti. In casa Roma si contano già sette lesioni muscolari, contro le diciannove dell’intera scorsa stagione.

La Roma come esame di maturità

Attenzione però a leggere l’emergenza giallorossa come un vantaggio automatico. Vittorio Zambardino, sul Corriere del Mezzogiorno, ha messo il dito nella piaga: la Roma ha battuto lo Slovan “con leggerezza”, ha un gioco costruito e interiorizzato nel corso dell’anno precedente, mentre il Napoli contro il Bodø ha dovuto buttare in campo “l’anima e il sangue”. E il maggior difetto degli azzurri finora è stato proprio la mancanza di continuità. Battere la Roma, scrive l’editorialista, segnerebbe la vera inversione di tendenza.

Il Maradona, intanto, ha già risposto: la prevendita viaggia verso il tutto esaurito e lo stadio sarà una bolgia. A gennaio Giovanni Manna proverà ad accontentare Allegri sul mercato, ma i rinforzi non risolvono i problemi di ottobre. Quelli si sistemano in campo, con le distanze giuste, un pressing più convinto e qualche sprint in più. Perché la Roma, anche decimata, non perdona chi lascia spazi. E stavolta segnarne quattro per vincere potrebbe non bastare.