Lobotka, si teme la frattura: Napoli in ansia verso la Juve

Lobotka, si teme la frattura: Napoli in ansia verso la Juve

Il poker c’è, la festa no. Il Napoli torna da Monza con un 1-4 che rimette in moto la classifica e scaccia un po’ di fantasmi, ma la notte azzurra ha un retrogusto amaro che si chiama Stanislav Lobotka. Il regista slovacco è uscito in barella e in lacrime dopo un quarto d’ora di gioco, e quello che è filtrato nelle ore successive non lascia tranquilli nessuno: oggi gli esami strumentali a Napoli, ma in casa azzurra la paura è che lo stop possa essere lungo. Molto lungo.

Lo scontro con Mangas e la nota del club

Tutto succede al 15′ del primo tempo. Lobotka resta a terra dopo un contrasto durissimo con Mangas, la caviglia sinistra gli rimane sotto e si gira. Basta guardare i suoi gesti per capire che non è una botta qualunque: entrano i sanitari, serve la barella, e al suo posto entra Billy Gilmour. Lo slovacco non tornerà più in panchina: resta negli spogliatoi per tutta la partita insieme allo staff medico e lascia lo stadio di Monza con le stampelle.

A fine gara la SSC Napoli dirama una prima diagnosi ufficiale, asciutta come sempre: «trauma contusivo-distorsivo alla caviglia sinistra». Nessun tempo di recupero comunicato, tutto rimandato agli accertamenti. Sulla carta potrebbe sembrare un problema gestibile, ma come scrive Il Mattino le sensazioni sono ben diverse: lo staff azzurro teme un interessamento ulteriore dell’articolazione, oltre ai legamenti. E il dato fa impressione: Lobotka è il 13° azzurro finito ko da inizio anno.

Perone, capsula, legamenti: gli scenari

Il giornalista Luca Cerchione è andato oltre, rivelando che gli esami di questa mattina servono per escludere un problema al legamento ma «anche e soprattutto l’interessamento del perone: in questo momento in casa Napoli si teme una frattura al perone per Lobotka. Nella migliore delle ipotesi, sei settimane di recupero». Insomma, anche il quadro più ottimista parla di un mese e mezzo abbondante ai box.

AreaNapoli ha messo in fila le possibili strade. Se le immagini dovessero mostrare un coinvolgimento della capsula articolare con versamento, si andrebbe oltre il mese e mezzo di stop. In caso di lesione con forte versamento, il recupero potrebbe richiedere da due a tre mesi. Lo scenario da scongiurare a tutti i costi resta quello della lesione legamentosa, che porterebbe all’intervento chirurgico. In ogni caso, l’idea di rivedere lo slovacco in campo prima della sosta natalizia oggi sembra complicata, e l’obiettivo realistico potrebbe slittare direttamente al 2027.

Anche Marco Landucci, in panchina al posto dello squalificato Allegri, non ha nascosto la preoccupazione. A Sky ha detto: «Lobotka? Non sta bene, gli è rimasta sotto la caviglia, domani farà accertamenti ma credo che lo abbiamo perso per un po’». E a DAZN ha aggiunto: «Adesso è con le stampelle e domani farà la radiografia. Mi dispiace per questo infortunio, è un ragazzo che ha passione per questo lavoro e speriamo che possa rientrare il prima possibile».

Una vittoria che dà fiducia nonostante tutto

Peccato, perché la serata del Brianteo per il resto ha detto cose buone. Hojlund si è sbloccato dopo otto gare a secco su assist di Di Lorenzo, il Monza ha pareggiato con Varela a fine primo tempo, poi nella ripresa il Napoli ha dilagato: Politano, Rafa Marin al primo gol in azzurro e il sigillo di Kevin De Bruyne, entrato dalla panchina. Landucci ha ammesso che dopo l’1-0 la squadra ha sbagliato troppo, ma ha rivendicato il percorso: «Abbiamo intrapreso una buona strada, bisogna continuare perché le parole servono a poco».

Senza il faro: le soluzioni di Allegri per Torino

Adesso però il problema è tutto sulla scrivania di Massimiliano Allegri, che dovrà ridisegnare la cabina di regia in fretta. Domenica 1 novembre alle 20:45 c’è la Juventus all’Allianz Stadium, con entrambe le squadre a quota 14 punti e i bianconeri di Spalletti reduci dal 2-0 incassato a Genova. Non esattamente la partita ideale per perdere il proprio metronomo.

Le strade sono sostanzialmente due, più una di riserva. La prima è la più lineare: Gilmour titolare davanti alla difesa, l’unico in rosa con caratteristiche simili, anche se lo scozzese preferisce verticalizzare e giocare più lungo rispetto allo slovacco. La seconda è la formula “pesante” già vista contro la Roma: niente regista classico, mediana muscolare con Zambo Anguissa e Scott McTominay, e De Bruyne libero di inventare e legare i reparti. Infine c’è l’ipotesi più remota, quella di Luca Marianucci davanti alla difesa: il difensore ex Empoli ha cominciato la carriera proprio da centrocampista. Prima, però, servono le risposte degli esami. E a Napoli stamattina si incrociano le dita.