Manna, la classifica dei colpi: McTominay batte De Bruyne

Manna, la classifica dei colpi: McTominay batte De Bruyne

Ci sono interviste che passano via in un attimo e altre che, invece, ti fanno entrare nella testa di chi costruisce una squadra. Quella che Giovanni Manna ha concesso al podcast “Colpi da Maestro”, registrata a settembre ma uscita soltanto oggi, appartiene decisamente alla seconda categoria. Il direttore sportivo del Napoli si è raccontato senza troppi filtri: la sua personalissima classifica degli acquisti, i retroscena sugli allenatori, le operazioni andate storte e quelle nate quasi per caso. E, cosa non banale, un’ammissione che pesa: il ciclo cominciato con Spalletti è arrivato probabilmente al capolinea.

La top 6 di Manna: McTominay sul trono, De Bruyne fuori dal podio

La domanda era secca: quali sono i tuoi migliori colpi, mettendo insieme qualità, prezzo e rendimento? Manna non ha avuto dubbi sul primo posto. Scott McTominay è il numero uno, anzi qualcosa di più: “il colpo da maestro della mia vita professionale”. Difficile dargli torto, visto quello che lo scozzese ha dato al Napoli da quando è sbarcato da Manchester.

Al secondo posto c’è Alessandro Buongiorno, e qui entra in gioco il cuore: “È stato il primo giocatore che ho acquistato al Napoli, ha un valore emotivo importante”. Terzo gradino del podio per Leonardo Spinazzola, un altro ragazzo a cui il ds si dice particolarmente legato. E la sorpresa arriva subito dopo: Kevin De Bruyne, il nome più altisonante dell’era Manna, si ferma al quarto posto. La spiegazione è da manuale del dirigente: bisogna fare una media tra aspettative, lavoro fatto per prenderlo e rendimento. Tradotto: il belga deve ancora dare tutto quello che ci si aspettava. Chiudono la classifica Neres al quinto posto e Romelu Lukaku al sesto, mentre Benoît Badiashile per ora viene messo “in fondo”, perché c’è ancora tanto lavoro da fare.

Lukaku, Kvara e Gila: le ferite del mercato

Il passaggio più interessante, però, è quello sulle operazioni che non sono andate come previsto. Su Lukaku il ds è stato sincero fino in fondo: il piano era tenerlo tre anni, fino alla scadenza del contratto. Poi le cose sono cambiate, l’ingaggio era pesante e il Napoli aveva già investito su Hojlund per sostituirlo. “Trovare qualcuno disposto ad acquistarlo è stato complicato, siamo stati fortunati a riuscirci”, ha ammesso, lasciando intendere che il rapporto si sia un po’ sfilacciato quando il belga pensava al Mondiale e il club lottava per la Champions.

Poi la ferita mai rimarginata: Khvicha Kvaratskhelia. La cessione al PSG nel gennaio 2025 “non è stata facile da gestire”, e soprattutto, parole sue, “non siamo riusciti a rimpiazzarlo”. Un’ammissione rara per un direttore sportivo, che spiega tante cose sulle difficoltà offensive viste in certi momenti. Infine il retroscena estivo su Gila: il Napoli ci ha provato davvero, ma la situazione era “golosa” e il Milan è stato più rapido. Da lì la scommessa Badiashile, preso in prestito dal Chelsea perché “bisogna assumersi il rischio, soprattutto se non puoi fare un determinato tipo di investimento”.

Da Conte ad Allegri, e un ciclo che va chiuso

Capitolo panchina. Quando ha firmato per il Napoli, nella testa di Manna c’erano due nomi: Antonio Conte e Gasperini, due personalità forti. È arrivato il primo e il ds lo ringrazia senza giri di parole: “Mi ha fatto vincere uno scudetto, gli sarò sempre grato”. Bellissimo il ricordo della mattina dell’ultima giornata, con le bandiere che spuntavano in città mentre lui andava in macchina al centro sportivo: il momento in cui ha capito che lo scudetto era davvero lì.

Su Massimiliano Allegri, invece, Manna difende la scelta con convinzione: dopo Conte serviva una figura forte, riconoscibile da spogliatoio, piazza e presidente. Max, secondo il ds, ha voglia di rivincita dopo l’esperienza al Milan, la stessa voglia che ha il Napoli dopo un’annata sfortunata. Ma la frase che farà discutere è un’altra: “Dobbiamo cominciare a cambiare, perché siamo arrivati probabilmente alla fine di un ciclo iniziato con Spalletti”. Un messaggio chiaro, che suona come un annuncio per le prossime sessioni di mercato. E con l’infermeria piena e Juventus-Napoli alle porte, gennaio potrebbe essere il primo banco di prova di questa rivoluzione annunciata.