Domenica al Franchi non è soltanto un lunch match di quinta giornata. Per Rasmus Hojlund è il giorno in cui si chiude un cerchio: la cinquantesima presenza con la maglia del Napoli, nello stesso stadio dove, il 13 settembre 2025, tutto era cominciato con un gol. Firenze, di nuovo. La Fiorentina, di nuovo. E un danese che non è più “il nuovo”, ma il riferimento fisso dell’attacco azzurro.
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ToggleCinquanta partite dopo: i numeri di un amore nato sull’Arno
I numeri, messi in fila, sembrano una password. Quarantanove gare in poco più di un anno, quarantasette da titolare, diciotto gol, sei assist, ventiquattro partecipazioni dirette a una rete. Domenica diventa cinquanta. E il dettaglio che fa sorridere i tifosi è quasi cinematografico: il primo gol in azzurro arrivò proprio contro la Viola, al quattordicesimo minuto, su filtro di Leonardo Spinazzola, in una serata chiusa 3-1. Da allora Ras ha attraversato Conte e ora Allegri, ha cambiato compagni di reparto, ha visto arrivare e ripartire alternative. Il posto, però, è rimasto suo.
In questa Serie A ha già messo due gol nel conto — Como e Inter — ma entrambi in partite finite male. Al Franchi cerca il tris stagionale e, soprattutto, la prima rete “utile”: quella che si abbraccia insieme ai tre punti. Dopo il successo sul Bologna, il Napoli vuole dare continuità prima della sosta. Hojlund, da centravanti di peso, sa che il timing è perfetto: se arriva il gol e arriva la vittoria, Firenze torna a essere la città fortunata.
Un reparto pieno di dubbi, un faro certo
Intorno a lui, l’attacco azzurro è un cantiere aperto. Ballottaggi sugli esterni, Neres che riprende quota, Lang che ha già cambiato partite, Favasuli che spinge. Dietro le spalle di Ras, Kevin De Bruyne è orientato al undicesimo iniziale e al Franchi caccia anche il gol numero 200 in carriera da professionista. Due traguardi diversi, stessa sera: il belga che insegue la storia personale, il danese che completa il primo giro di boa azzurro.
In panchina resta Lorenzo Lucca, alternativa naturale ma ancora in cerca di continuità e feeling. Nessuno, da Lukaku in poi, ha davvero scalfito la gerarchia: Hojlund resta la prima scelta perché tiene la linea, attacca lo spazio e dà riferimenti a chi arriva da fuori. Allegri lo ha detto più volte a modo suo: i margini di crescita ci sono, soprattutto sotto porta. Il centravanti risponde coi fatti e con la fame di chi sa di dover alzare l’asticella prima della pausa per le nazionali.
Franchi, Mastantuono e la voglia di chiudere in bellezza
La Fiorentina di Vanoli non è un’amichevole di fine estate. A sinistra, dove dovrebbe partire Mathias Olivera al posto dello Spinazzola out, ci sarà da gestire Mastantuono, reduce da una tripletta e tra i più produttivi del campionato. È il tipo di gara in cui serve un nove che tenga palla, che sporchi, che dia respiro alla difesa. Hojlund è costruito per quello: meno dribbling da highlight, più lavoro sporco che permette a De Bruyne e agli esterni di arrivare puliti.
C’è anche un dettaglio da tifosi da appendere al muro. Il Napoli ha vinto gli ultimi quattro confronti di Serie A con la Fiorentina; una quinta di fila eguaglierebbe una serie che in casa azzurra risale alla fine degli anni Ottanta. Non è un obiettivo dichiarato in sala stampa, ma in spogliatoio pesa. Per Hojlund pesa di più il cerchio personale: tornare dove ha esordito, vestire ancora il nove, cercare il gol e i tre punti. Contratto fino al 2030, clausola da ottantacinque milioni dalla prossima estate: i numeri di mercato raccontano un ragazzo che il club considera pezzo fisso. Domenica, però, conta solo il prato del Franchi.
Alle 12:30 di domenica 20 settembre, quindi, Firenze non sarà una trasferta qualsiasi. Sarà la cinquantesima di Hojlund, il possibile 200° di De Bruyne, l’ultima gara prima della sosta. Tre storie che si intrecciano in novanta minuti. Se il danese firma e il Napoli vince, il cerchio si chiude davvero: dallo 0-1 dell’esordio al sorriso di una ripartenza consolidata. Se invece la Viola spezza la striscia, resterà comunque un traguardo da appendere: cinquanta presenze in un anno scarso, quasi sempre dal 1’, con la responsabilità di guidare l’attacco anche quando intorno i dubbi sono tanti. Ras, al Franchi, sa già cosa significa iniziare. Ora vuole dimostrare di saper anche chiudere.