Napoli, il summit in rifinitura e il destino incrociato di Manna: il ds che ha voluto Allegri ora è sulla stessa barca. Tra il rimpianto Italiano e l’ombra di Montella

Napoli, il summit in rifinitura e il destino incrociato di Manna: il ds che ha voluto Allegri ora è sulla stessa barca. Tra il rimpianto Italiano e l'ombra di Montella

Quindici minuti. Tanto dura, da regolamento UEFA, la finestra aperta alle telecamere nella rifinitura che precede una gara di Champions League. E in quei quindici minuti, stamattina a Castel Volturno, la notizia non l’ha data un pallone ma un capannello: Massimiliano Allegri, tornato in campo dopo l’attacco influenzale che domenica gli aveva fatto saltare la seduta, si è fermato a lungo, per diversi minuti, a parlare fitto con il direttore sportivo Giovanni Manna e con il suo vice Marco Landucci. Poi Landucci si è spostato a confabulare con il capitano Di Lorenzo, la squadra ha fatto attivazione e torello, e il tecnico ha chiuso i cancelli per provare la formazione anti-Bodø/Glimt lontano da occhi indiscreti.

Immagine piccola, significato grande. Perché se c’è una figura che in queste ore lega il proprio destino a quello di Allegri, quella è proprio Manna. Il ds che l’estate scorsa ha spinto per Max, e che adesso si ritrova – per la prima volta da quando è a Napoli – dentro il mirino della piazza insieme al suo allenatore.

Il colloquio a bordocampo che vale più di una conferenza

Il summit di stamattina non è un fulmine a ciel sereno. Arriva dopo una domenica di riunioni: secondo Il Mattino e Repubblica, ieri ci sono stati lunghi colloqui tra il presidente Aurelio De Laurentiis, Manna e Allegri, con al centro le prestazioni deludenti di Villarreal e Venezia. La parola d’ordine filtrata è una sola: «Bisogna restare tutti uniti». Via d’uscita da trovare insieme, nessun contatto con altri allenatori, fiducia confermata al tecnico.

Il punto, però, è che nel calcio la compattezza dichiarata il lunedì vale fino al fischio finale del martedì. E lo sanno tutti, a partire da chi stava in quel capannello sul campo-2 di Castel Volturno. Allegri, per ora, continua a vedere il bicchiere mezzo pieno: dopo il Penzo ha parlato di «bontà delle prestazioni» e, racconta Repubblica, non ha alzato la voce con la squadra, restando impassibile come a Villarreal. L’ultima sfuriata risale a fine settembre, quando dopo il pari di Firenze era arrivato addirittura a minacciare le dimissioni. Una provocazione, scrive il quotidiano, perché «a tre anni di contratto non si rinuncia a cuor leggero».

Tuttosport e il retroscena che pesa: ADL tornerebbe su Italiano

A rendere più scomoda la posizione di Manna ci ha pensato stamattina Tuttosport, con una ricostruzione che a Napoli ha fatto rumore. Secondo il quotidiano torinese, se potesse riavvolgere il nastro all’estate, De Laurentiis non accetterebbe più il suggerimento del suo ds sulla scelta di Allegri come erede di Antonio Conte, e andrebbe dritto su quella che era una sua convinzione personale: Vincenzo Italiano. «Ma ormai è fatta e bisogna provare a salvare il salvabile», chiude il giornale.

Tradotto: la scelta dell’allenatore porta la firma del direttore sportivo, e in un momento in cui il Napoli è nono, con 10 punti dopo sette giornate di campionato e zero punti nel girone di Champions dopo Arsenal e Villarreal, quella firma pesa. La Gazzetta dello Sport è stata ancora più diretta: anche Manna, «che lo ha voluto fortemente», è finito nel mirino della contestazione dei tifosi. E il quadro disegnato dalla rosea è quello di un club in cui «sono già tutti in discussione: senza risultati, ogni scenario può essere possibile».

C’è poi un dettaglio che racconta quanto conti oggi l’area sportiva negli equilibri interni. Secondo il Corriere dello Sport, a caldo dopo Venezia il presidente e il figlio Edoardo erano orientati a portare tutti in ritiro fino alla notte europea. Poi, dopo un confronto proprio con la componente sportiva, il dietrofront: nessun provvedimento, per non aggiungere tensione a un’aria già irrespirabile. Una linea morbida che, se martedì andasse male, qualcuno potrebbe rinfacciare.

Chiariello mette il ds sul banco degli imputati

Se Tuttosport ha aperto la crepa, Umberto Chiariello l’ha spalancata. Nel suo editoriale a Campania Sport il giornalista ha messo nero su bianco quello che una parte dell’ambiente pensa da giorni: «Manna è responsabile quanto Allegri di questa situazione». E ha snocciolato un elenco di operazioni che, a suo dire, pesano sul bilancio tecnico del ds: i 31 milioni per Beukema, i 27 per Lang, i 30 per Neres «che aveva uno storico di infortuni da paura», e soprattutto i 35 per Lorenzo Lucca, oggi fermo a 2 gol in 32 presenze con la maglia azzurra. Con un’eccezione riconosciuta: McTominay, definito «un’intuizione brillantissima».

Chiariello ha raccontato anche un retroscena dell’estate: il giorno in cui Italiano era a Roma per parlare con De Laurentiis, Manna non era presente, a suo dire un modo per far capire chi preferiva. E ha chiuso con una frase che fotografa il cambio di clima: è facile scaricare tutto sul presidente, che in due anni ha speso 400 milioni, ma adesso che ha delegato la gestione tecnica le responsabilità vanno date «a chi ce le ha». Opinioni, ovviamente, e dure. Ma il fatto che il nome del ds compaia accanto a quello dell’allenatore in quasi tutte le analisi del lunedì è già una notizia.

Montella, il nome che gira sottotraccia

E quando la panchina scricchiola, i nomi cominciano a circolare anche se nessuno li ha chiamati. Enzo Bucchioni, nel suo editoriale su Tuttomercatoweb, ha letto il silenzio di De Laurentiis come qualcosa che «sa di ultimatum», aggiungendo che «non a caso sono cominciate a circolare voci» che portano a Vincenzo Montella come eventuale sostituto. Sulla stessa linea Manuel Parlato di Canale 21: Montella, napoletano, appena libero dopo l’addio alla nazionale turca, secondo lui accetterebbe, e ADL lo conosce bene da tempo. «Se proprio dovesse andar male anche col Bodø/Glimt», ha detto, un cambio andrebbe preso in considerazione, perché dopo c’è la Roma e un altro passo falso scatenerebbe «una contestazione d’altri tempi» al Maradona.

Va detto con chiarezza: al momento sono voci, non trattative. La linea ufficiale del club resta la fiducia, sostenuta anche da un argomento molto concreto come il triennale di Allegri, che tra ingaggio e bonus vale intorno ai 30 milioni complessivi. Ma è proprio qui che il destino di Manna si incrocia con quello del tecnico: un eventuale cambio in corsa sarebbe anche la sconfessione della scelta fatta dal ds, e a quel punto la domanda su chi decide il futuro tecnico del Napoli diventerebbe inevitabile.

Martedì sera, l’esame è doppio

Tutto converge sulla notte di domani, martedì 20 ottobre alle 21:00, quando al Maradona arriva un Bodø/Glimt sbarcato in città con largo anticipo. Il CEO norvegese Frode Thomassen, parlando a Il Mattino, ha spiegato che la squadra è arrivata a scaglioni già tra sabato sera e domenica per recuperare meglio, e ha lanciato un avvertimento con il sorriso: Roma e Inter li hanno conosciuti, «sicuramente ci sarà rispetto nei nostri confronti. Speriamo non troppo, così possiamo approfittarne». E ancora: «Sono sicuro che Allegri userà il Venezia come motivazione».

Prima, oggi alle 15:15, Allegri si presenterà in conferenza stampa accanto ad Alex Meret. Ci si aspetta che spieghi come pensa di uscire dal blackout; difficilmente parlerà di Manna, di Italiano o di Montella. Ma ogni parola verrà pesata anche alla luce di quel colloquio di stamattina a bordocampo. Perché la sensazione, a Castel Volturno, è che contro i norvegesi non si giochi soltanto la panchina dell’allenatore: si gioca anche la credibilità del progetto che il direttore sportivo ha costruito attorno a lui. Due esami nella stessa sera, con un solo voto. E il Napoli, stavolta, non può permettersi di sbagliare compito.