De Bruyne, il regista che non ti aspetti: i tifosi lo eleggono MVP di settembre e Allegri gli consegna le chiavi del Napoli. Ma Hojlund resta a secco, Corbo boccia Anguissa e il club piange Tullio Conte

De Bruyne, il regista che non ti aspetti: i tifosi lo eleggono MVP di settembre e Allegri gli consegna le chiavi del Napoli. Ma Hojlund resta a secco, Corbo boccia Anguissa e il club piange Tullio Conte

Ci sono serate che servono a vincere e serate che servono a capire. Il 4-3 al Bodo Glimt è stato un po’ tutte e due le cose. Al di là delle montagne russe del punteggio, dal Maradona è uscita un’indicazione tattica che a Castel Volturno, a quanto pare, nessuno ha intenzione di archiviare come un esperimento da notte di coppa: Kevin De Bruyne che fa il regista. Proprio lui, il numero 11, quello che da settimane veniva raccontato come un corpo estraneo al calcio di Massimiliano Allegri.

E nel giorno in cui la tattica gli dà ragione, arriva anche il verdetto della gente. Perché il belga è stato appena eletto Player of the Month di settembre dai tifosi azzurri. Un uno-due che, a quattro giorni dalla Roma, cambia parecchio il racconto attorno al Napoli.

Il popolo azzurro ha scelto: De Bruyne MVP di settembre

Il premio è arrivato attraverso le votazioni sull’app ufficiale del club, e il risultato non lascia spazio a interpretazioni: KDB pigliatutto. La società lo ha celebrato ricordando le sfide di settembre contro Inter, Bologna e Fiorentina in campionato e contro l’Arsenal in Champions, in cui il belga ha messo “al servizio della squadra la visione di gioco e la qualità tecnica che lo rendono uno dei migliori interpreti al mondo nel suo ruolo”.

Fin qui la notizia di colore. Il punto vero è un altro: il premio certifica un feeling con la piazza che, nonostante le chiacchiere, non si è mai incrinato. Nei giorni scorsi si era parlato di incomprensioni con Allegri, di un contratto in scadenza nel 2027 e di un futuro tutto da scrivere. I tifosi, nel frattempo, hanno votato con il telefonino. E hanno votato lui.

Più lontano dalla porta, più vicino al cuore del gioco

La mossa di Allegri, in realtà, era già comparsa in forma embrionale contro il Frosinone. Ma è contro i norvegesi che ha mostrato il suo potenziale. Da Venezia, dove giocavano due registi veri come Lobotka e Gilmour, il tecnico è passato a un centrocampo senza un play di ruolo, con De Bruyne a dettare tempi e ritmi. La Gazzetta l’ha definita “la nota tecnica più intrigante della serata italiana”. Il Mattino ha parlato di “diarchia allegriana” con McTominay.

Attenzione, però, a chiamarlo regista in senso classico. De Bruyne non è mai stato il centrocampista che presidia la zona davanti alla difesa e smista palloni in orizzontale. Il suo modo di dirigere è diverso: riceve qualche metro più indietro, ha più tempo per leggere il campo e poi accelera, verticalizza, cambia gioco. Uno che in Premier ha messo insieme 119 assist, secondo solo a Ryan Giggs, non amministra il pallone: lo usa per far male.

I numeri della sfida col Bodo raccontano bene il concetto, come evidenziato da AreaNapoli: un assist, sette passaggi chiave, due grandi occasioni create, 59 passaggi riusciti su 65, nove lanci lunghi completati su undici e otto palloni recuperati. Un giocatore dappertutto, insomma. E c’è anche un ragionamento di prospettiva: il belga compirà 36 anni la prossima estate e arretrarlo significa risparmiargli una parte delle corse ad alta intensità senza toccare quello che lo rende unico, cioè la testa. Un modo intelligente, forse, per allungargli la carriera ad alto livello.

McTominay libero di colpire: “Giocare con Kevin è facile”

Il primo a godersi la novità è stato Scott McTominay. Con De Bruyne più basso, lo scozzese ha ritrovato gli spazi per i suoi inserimenti e ha piazzato una doppietta. Angelo Forgione, a Radio Tutto Napoli, l’ha spiegata così: “Kevin è salito in cattedra, ha dato ordine e soprattutto ha lasciato maggiore spazio a McTominay. Non gli è andato più a pestare i piedi come avevamo visto in altre occasioni”. Con una postilla onesta: la mossa “ha portato i suoi frutti, per quanto De Bruyne possa non gradirla completamente”.

Lo scozzese, dal canto suo, ha spazzato via la storia della coppia impossibile: “È bello e facile giocare con Kevin. È un calciatore incredibile e siamo felicissimi di averlo con noi. È in ottime condizioni e sta facendo molto bene”. Anche Francesco Montervino ha promosso la scelta: “Allegri non è un pazzo se non fa giocare i due play classici. L’ho trovata una scelta particolare ma azzeccata”. Con un rovescio della medaglia: perdi qualcosa in interdizione. E infatti tre gol subiti in casa non sono passati inosservati.

Hojlund a secco, Anguissa sotto processo

Il Napoli segna, insomma, ma non con i centravanti. Rasmus Hojlund è rimasto ancora una volta all’asciutto: due reti in dieci presenze stagionali, mentre con la Danimarca durante la sosta ne aveva fatte tre in quattro partite. E non va meglio alle alternative: Lorenzo Lucca è a zero dopo nove presenze. TuttoNapoli ha tirato fuori un precedente che fa riflettere: nell’ultimo Milan di Allegri, Leao, Nkunku, Gimenez e Fullkrug misero insieme appena 20 gol complessivi, sette su rigore. Il sospetto è che nel calcio di Max la punta lavori tanto per gli altri e raccolga poco per sé. Contro la Roma, però, un gol del danese farebbe comodo a tutti.

Più netto il giudizio su Zambo Anguissa, rientrato dall’infortunio e rimasto in campo un’ora. Antonio Corbo, su Repubblica, non ha usato giri di parole: “L’idea di Anguissa era ottima in partenza per rientrare nel copione di Allegri, ma quale Anguissa? Da tempo è il ricordo del centrocampista che ha controfirmato gli scudetti azzurri”. E ancora: “La fiducia di Allegri è pari alla pazienza. Non può certo proseguire con Anguissa che si fa anche ammonire”. Forgione è stato più morbido, parlando di una prova “da 6, senza infamia e senza lode”. La verità, probabilmente, sta nel mezzo: il camerunese deve ritrovare la condizione, e il Napoli ha bisogno della sua fisicità ora che il belga gioca più indietro.

Addio a Tullio Conte, il testimone dell’affare Savoldi

La giornata azzurra si è chiusa anche con una notizia triste. È morto a 91 anni Tullio Conte, storico dirigente del Napoli, legato al club dall’inizio degli anni Sessanta. Da tifoso diventò dirigente e poi responsabile del settore giovanile, accompagnando la Primavera di Rosario Rivellino alla vittoria del Torneo di Viareggio nel 1975.

Il suo nome è legato anche a uno degli aneddoti più gustosi della storia azzurra: l’arrivo di Giuseppe Savoldi dal Bologna nell’estate del 1975. Conte, insieme al giornalista del Mattino Romolo Acampora, ascoltò i dettagli della trattativa dalla stanza accanto a quella di Corrado Ferlaino in un albergo di Milano. Quando i rossoblù provarono a far saltare l’affare, il presidente li gelò: “Ho due testimoni del nostro accordo”. Erano proprio loro due. Negli anni Conte era rimasto vicinissimo a tanti ex azzurri, in particolare a Ottavio Bianchi, l’allenatore del primo scudetto. A lui va il saluto di tutta la redazione.

Ora, però, testa alla Roma. Sabato al Maradona si capirà se il De Bruyne regista è stato un lampo di una notte europea o l’inizio di un nuovo Napoli.