Mentre la squadra si prepara a giocarsi una fetta di stagione stasera a Monza, il vero colpo di scena arriva da Ginevra. Aurelio De Laurentiis non è volato in Svizzera solo per parlare di stadio, sponsor e skyline di Napoli Est: secondo quanto racconta stamattina La Repubblica, sul tavolo con la famiglia Aponte ci sarebbe finito anche il futuro della società. Tradotto: il presidente starebbe preparando il terreno per un passaggio di consegne graduale, con un orizzonte di circa due anni.
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TogglePranzo, cena e un’idea precisa
Non un semplice caffè di cortesia, ma una giornata intera di pressing. Due incontri, uno a pranzo e uno a cena, con gli armatori di origini sorrentine che guidano il colosso MSC. E a cena, raccontano, attorno al tavolo c’erano anche i figli del patriarca Gianluigi: segno che la famiglia sta vivendo il suo passaggio generazionale e che il presidente azzurro vuole parlare con chi guiderà il gruppo nei prossimi anni.
Il nome chiave è quello di Diego Aponte: 49 anni, erede designato e, dettaglio tutt’altro che secondario, tifoso dichiarato del Napoli. De Laurentiis nei giorni scorsi ha aperto pubblicamente alla cessione, ma con una condizione quasi romantica: «Magari vendo a un napoletano». Ecco, l’identikit sembra cucito addosso proprio a lui. Continuità, radici e soprattutto spalle finanziarie larghissime, che in un’operazione del genere non guastano mai.
Prima lo stadio, poi le quote
Il piano, almeno sulla carta, è a step. Si parte dal rapporto che già esiste: MSC Crociere è main sponsor della ssc napoli con un contratto da circa 18 milioni a stagione, rinnovato in estate, che da qui al 2029 porterà nelle casse azzurre quasi 54 milioni. Il passo successivo sarebbe il naming rights del nuovo impianto, la famosa MSC Arena (o MSC Stadium), con un’operazione di sponsorizzazione ben più pesante.
Poi arriverebbe il salto vero: gli Aponte coinvolti da soci nell’acquisto dei 25 ettari dell’ex raffineria Q8 a San Giovanni a Teduccio, dove ADL sogna uno stadio da 70mila posti, 130 skybox, hotel e spazi commerciali. Un investimento stimato tra 700 e 900 milioni. Solo dopo, a stadio avviato e partnership consolidata, si aprirebbe la porta all’ingresso nel capitale del club. Il tutto con De Laurentiis ancora al timone durante la transizione, per accompagnare il cambio di proprietà senza scossoni. Un modo elegante, se vogliamo, per uscire di scena senza mollare subito il volante.
Il prezzo è sceso e il Comune fa da arbitro
Sullo sfondo resta la trattativa sfumata con la cordata americana guidata da Matt Rizzetta. A marzo il presidente aveva detto no a un’offerta superiore ai 2 miliardi di euro, anche perché il pagamento sarebbe stato diluito in più tranche. Oggi quella cifra non è più sul tavolo: tra una squadra che arranca in campionato e un cammino europeo complicato, le valutazioni si sarebbero abbassate fino a circa 1,3 miliardi. Un dato che, inevitabilmente, cambia la prospettiva anche nei discorsi con gli Aponte.
E poi c’è il nodo più ingarbugliato: il comune di Napoli. Senza un’intesa formale con le istituzioni, la Kuwait Petroleum non aprirà alla vendita dei terreni di Napoli Est, la cui bonifica dovrebbe chiudersi entro metà 2027. In pratica, il futuro del Maradona e quello del nuovo impianto passano ancora da Palazzo San Giacomo. E finché quel tavolo non si sblocca, il castello resta appeso.
E la pista di famiglia?
C’è anche chi si chiede che fine abbia fatto l’ipotesi della successione interna. Per anni l’erede naturale sembrava Luigi De Laurentiis, forgiato dall’esperienza a Bari. Oggi però, tra la contestazione in Puglia e una piazza come Napoli che non perdona nulla, quella strada appare molto meno battuta. Con il presidente che si avvicina agli 80 anni, la questione non è più se il Napoli cambierà padrone, ma quando e a chi.
Per adesso siamo alle suggestioni, ai pranzi e alle cene di lusso. Ma il messaggio che arriva da Ginevra è chiaro: ADL ha cominciato a scrivere il finale della sua era. E vorrebbe che l’ultima pagina avesse un accento napoletano.