Maradona, 66 anni: Napoli si ferma per il suo Dio

Maradona, 66 anni: Napoli si ferma per il suo Dio

Ci sono date che a Napoli non hanno bisogno di calendario. Il 30 ottobre è una di queste. Oggi Diego Armando Maradona avrebbe compiuto 66 anni, e la città, come ogni anno, si è svegliata con il suo volto negli occhi: sui murales dei Quartieri Spagnoli, sulle sciarpe appese ai balconi, sulle bacheche social di chi lo ha visto giocare e di chi, troppo giovane, lo conosce solo dai racconti dei padri. Nato a Lanús nel 1960 e scomparso il 25 novembre 2020, il Pibe de Oro resta una presenza quotidiana, quasi fisica, in una città che non ha mai davvero accettato di lasciarlo andare.

De Laurentiis: “Oggi nasceva il riscatto di Napoli”

Il primo a farsi sentire, di buon mattino, è stato Aurelio De Laurentiis. Il presidente ha scelto X per un messaggio breve ma pesante, di quelli che vanno oltre il calcio: “Oggi nasceva il riscatto di una Napoli malvista e maltrattata. Una nuova genesi dopo Partenope. Ormai diventato mito, si continuerà ad amarlo per sempre”. Parole che fotografano bene cosa sia stato Diego per questa gente: non soltanto il fuoriclasse che ha portato i primi due scudetti, ma il simbolo di una rivincita sociale, il ragazzo venuto dalla periferia di Buenos Aires che ha fatto alzare la testa a un Sud trattato troppo spesso con sufficienza.

Anche la SSC Napoli non ha voluto mancare all’appuntamento. Sull’account ufficiale in lingua spagnola è comparso un semplice “Feliz cumpleaños, Pelusa”, il soprannome dell’infanzia, quello che usavano in famiglia. Una scelta affettuosa, quasi intima, che lega idealmente Napoli e l’Argentina, le due patrie del Diez.

La lettera delle Legends: “Ti guardavamo e pensavamo: Dio esiste”

Il messaggio che però ha fatto il giro del web in poche ore è quello delle Napoli Legends, l’associazione che riunisce gli eroi degli scudetti e i campioni arrivati dopo. Una lettera aperta al loro capitano, scritta con il cuore in mano. “Ti guardavamo in allenamento e pensavamo: Dio esiste davvero. Nessuno ti aveva insegnato il calcio, ma tu lo insegnavi al mondo”, scrivono gli ex compagni. E poi la parte che spiazza: “Non sono i gol a mancarci, né le vittorie. Ci manchi tu”. Il compagno che non rimproverava mai chi sbagliava, il fratello pronto a dare una mano per un problema personale, il leader che si caricava sulle spalle le paure di tutto lo spogliatoio.

Nella lettera c’è spazio anche per la famiglia: “Ci sono Dalma e Dieguito, un pezzo vivo di te”, ricordano le Legends citando Dalma Maradona e Diego Armando Maradona Jr, da sempre vicini all’associazione. E c’è il ricordo della serata dello scorso 26 maggio, quando gli ex azzurri sono tornati a giocare nello stadio Maradona pieno, con gli stessi cori di quarant’anni fa e il volto di Diego sul maxischermo, in una partita dedicata ai ragazzi di Nisida e ai bambini del Santobono. La chiusura è da pelle d’oca: “Credevamo di aver regalato qualcosa a Napoli. Invece Napoli, grazie a te, ha regalato a noi l’eternità”.

L’uomo oltre il campione: la lezione che resta

Ogni anno, in questa data, torna anche il dibattito sul Maradona uomo, con i suoi difetti enormi e umanissimi. Ma c’è una frase che Diego consegnò anni fa in un’intervista a Sky, parlando con Costacurta, che meriterebbe di essere appesa in ogni scuola calcio. Gli chiesero perché, nonostante le botte prese, restasse sempre in piedi: “Ero troppo innamorato del pallone per cadere a terra. Io la palla volevo sempre giocarla”. In un calcio pieno di simulazioni e di tuffi studiati per strappare un fischio, è una lezione che vale più di mille moviole.

Da Diego allo Stadium: il regalo che vorrebbe la piazza

E il campo? Il calendario ha voluto che il compleanno del Diez cadesse alla vigilia di Juventus-Napoli, la partita che Maradona sentiva più di tutte, quella contro il potere del Nord. Gli azzurri arrivano a Torino sulle ali del 4-1 di Monza, con una Juve in ritiro e piena di assenze. Massimiliano Allegri dovrà fare a meno di Lobotka, ma ha ritrovato gol e fiducia. A Napoli nessuno lo dice ad alta voce, però tutti lo pensano: il modo migliore per festeggiare Diego sarebbe tornare dallo Stadium con tre punti. Lui, da lassù, avrebbe esultato con il pugno chiuso, come nella foto che oggi tutti stanno condividendo.