Quando le cose vanno male, a Napoli il copione è sempre lo stesso: prima si processa l’allenatore, poi si passa ai giocatori. E dopo il ko del Penzo, con la quinta sconfitta in nove gare stagionali e la Champions che martedì sera non concede più margini, il dito è tornato a puntare dritto contro il blocco storico. Quelli dei due scudetti, quelli che fino a ieri erano intoccabili: il capitano in testa, poi il muro difensivo, il metronomo di centrocampo, l’esterno di fatica. Sui social e in radio la sentenza è già scritta: “logori”, “finiti”, “da panchina”. Ma a guardare i numeri e a mettere in fila le analisi uscite stamattina, la domanda vera è un’altra. E non riguarda soltanto chi va in campo.
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ToggleI minuti che pesano come macigni
Partiamo dai dati, perché raccontano più di mille opinioni. CalcioNapoli24 li ha messi in fila in un’analisi uscita in tarda mattinata, e fanno impressione: Giovanni Di Lorenzo ha accumulato in maglia azzurra qualcosa come 27.699 minuti. Un’era intera, tanto che qualcuno lo chiamava “Cyborg” perché le giocava tutte. Dietro di lui Amir Rrahmani con 18.012, Stanislav Lobotka con 18.173, Matteo Politano con 16.475 e Zambo Anguissa con 14.292, al netto di un ultimo anno tormentato dagli infortuni. Tutti over 30, tutti titolari con Spalletti, con Antonio Conte e adesso con Massimiliano Allegri.
Ed è proprio qui il punto: se tre allenatori così diversi tra loro non hanno mai rinunciato a questi giocatori, o sono tutti impazziti o il problema sta a monte. Sulla fascia destra, per esempio, il capitano non ha mai avuto un ricambio vero per tirare il fiato. Oggi l’alternativa ci sarebbe pure, si chiama Costantino Favasuli, ma è fermo ai box. Su Rrahmani vale lo stesso discorso: nessuno di quelli arrivati negli anni è riuscito a prendergli il posto. Con Politano la storia è quasi identica: arrivato quando c’era ancora Callejon, ha ereditato quel lavoro “sporco” sulla destra, poi l’alternanza con Lozano nell’anno dello scudetto e infine l’obbligo di esserci sempre. L’unico reparto in cui un’alternativa credibile esiste è la regia, con Gilmour pronto a dare il cambio a Lobotka. Ma anche lì: rinunci a cuor leggero a uno come Stani?
Venezia, l’errore che ha riacceso il processo
Il detonatore, inutile girarci intorno, è stato il Penzo. Rrahmani, uno dei difensori più affidabili degli ultimi anni, ha commesso un’ingenuità pesantissima sul gol di Akor Adams, e le pagelle dei quotidiani di stamattina non gli hanno fatto sconti: “un solo errore, ma decisivo”. Un episodio che da solo non può cancellare una carriera in azzurro, ma che nel clima di questi giorni diventa il simbolo perfetto di una squadra che si fa male da sola.
E i numeri, purtroppo, lo confermano. Come ricorda il Corriere dello Sport, il Napoli in nove partite tra campionato e Champions ha segnato e subito 11 gol, e soprattutto ha già lasciato per strada 8 punti da situazioni di vantaggio. Tradotto: una squadra che sa produrre, ma che non sa più chiudere le partite, che si spegne quando gambe e testa iniziano a pesare. È esattamente il sintomo che si associa a un gruppo arrivato in fondo al proprio ciclo. Valon Behrami, a DAZN, l’ha detta così: Allegri “è entrato in un ciclo di calciatori un po’ saturi”, e da lui ci si aspettava qualcosa di più fresco, anche nelle idee.
“Squadra vecchia, Conte aveva capito tutto”
Ed eccoci al nodo che fa più male, quello che riporta indietro di qualche mese. La Gazzetta dello Sport ha ripescato un episodio della conferenza d’addio di Conte, dopo l’ultima vittoria con l’Udinese. Seduto accanto al tecnico, De Laurentiis si lasciò andare: “Senza tutti questi infortuni avremmo rivinto lo scudetto”. Conte non gradì, borbottò un secco “non è così” e girò i complimenti all’Inter. A molti tornò subito in mente l’altra frase famosa del presidente, quella della festa scudetto con Spalletti: “Questa squadra la può allenare chiunque”. Sappiamo com’è finita l’anno dopo: decimo posto, tre allenatori cambiati e niente Europa dopo quattordici qualificazioni consecutive.
Il timore è di rivivere quel film. L’avvocato Dario Canovi, a TMW, è stato netto: “Conte aveva previsto ciò che sta succedendo. Il Napoli è una squadra vecchia. Questa è anche la giustificazione che può avere Allegri”. Sulla stessa linea Michele Criscitiello: Max “oggi soffre per aver accettato una squadra a fine ciclo”, e cambiare allenatore “servirebbe a poco”. Lele Adani, alla Domenica Sportiva, ha allargato il discorso parlando di tre colpevoli, cioè Allegri, De Laurentiis e Manna, e chiedendo a tutto il Napoli di fare “mea culpa”. Il senso è chiaro: i senatori non sono la causa, sono la cartina di tornasole.
Il “non-mercato” e il ricambio rimasto sulla carta
Perché se oggi ci si ritrova a considerare indispensabili giocatori over 30 con migliaia di minuti nelle gambe, vuol dire che negli anni non si è seminato abbastanza. Il Corriere dello Sport parla apertamente di “non-mercato”: in estate sono arrivati di fatto soltanto Badiashile e Favasuli, mentre l’unica vera richiesta di Allegri, un attaccante di qualità, è rimasta inascoltata. Ancora più dura la Gazzetta: “Zero investimenti, rosa ridimensionata a causa dei tanti soldi spesi per giocatori voluti da Conte che non hanno mai inciso”. E la chiusa della Rosea è quasi una sentenza: “In tanti continuano a deludere e Allegri è stato lasciato da solo”.
Secondo il quotidiano romano, a gennaio la società è orientata a intervenire con un attaccante e un centrocampista. Due innesti che potrebbero dare respiro, ma che difficilmente basteranno a risolvere il problema di fondo: un ricambio generazionale non lo costruisci in una finestra di mercato, va programmato nel tempo. È la lezione degli anni d’oro, quando il Napoli scovava talenti prima degli altri e li faceva crescere accanto ai big. Non si tratta di ridimensionarsi, ma di premere il tasto reset e restituire un futuro alla rosa.
Martedì la Champions: stadio tiepido e la parola al portiere
Intanto però c’è una partita da giocare, e non una qualunque. Martedì alle 21 al Maradona arriva il Bodø/Glimt, terza giornata della League Phase, con gli azzurri ancora a zero punti dopo le sconfitte con Arsenal e Villarreal. Arbitra lo spagnolo José María Sánchez Martínez, al VAR il portoghese Tiago Martins. E il termometro dell’ambiente non è dei migliori: secondo i dati della prevendita, al momento sono esaurite soltanto le due curve superiori, mentre negli altri settori i biglietti restano disponibili, e sui social circolano gli annunci di abbonati che cedono il proprio tagliando. Un segnale di freddezza che, in una notte di Champions, a Fuorigrotta non si vedeva da tempo. Il club, dal canto suo, invita i tifosi ad arrivare presto: tornelli aperti dalle 18.
Non è un caso, forse, che alle 15:15 accanto ad Allegri in conferenza stampa ci sarà Alex Meret, un altro dei veterani di questo gruppo, in azzurro dal 2018 e reduce da due scudetti vissuti da protagonista. Toccherà a lui metterci la faccia a nome di uno spogliatoio sotto accusa, prima che alle 16 parli Kjetil Knutsen per i norvegesi. Le parole contano fino a un certo punto, però. Il modo migliore che hanno i senatori per rispondere al processo è uno solo: dimostrare domani sera che il loro ciclo non è ancora finito. Perché, piaccia o no, questo Napoli può risalire solo se loro tornano a essere quelli di prima. Il ricambio, quello vero, arriverà, se arriverà, più avanti.