Corbo accusa il Napoli: 23 acquisti sbagliati, 43 infortuni

Corbo accusa il Napoli: 23 acquisti sbagliati, 43 infortuni

Dopo il 2-0 di Juventus-Napoli c’è chi punta il dito contro l’arbitro Sozza, chi contro i cambi in panchina e chi contro una squadra che nella ripresa è letteralmente sparita dal campo. Poi c’è Antonio Corbo, che su Repubblica sceglie un bersaglio diverso e, se vogliamo, più scomodo: la società. Il suo editoriale di questa mattina è un atto d’accusa senza giri di parole, di quelli che a Castel Volturno difficilmente verranno letti col sorriso.

Il mercato al contrario: «Una doppia, clamorosa omissione»

La tesi di Corbo è semplice e brutale: il Napoli si è condannato da solo, muovendosi sul mercato estivo «all’inverso». I numeri che mette sul tavolo fanno impressione: 23 acquisti sbagliati in due anni e una tenuta fisica disastrosa, fotografata da 43 infortuni. Davanti a un quadro del genere, secondo il giornalista, la logica avrebbe imposto di rimettere mano alla rosa, ringiovanirla, correggere gli errori. E invece il club ha fatto l’esatto contrario, firmando quella che lui chiama una «doppia, clamorosa omissione».

Nel suo racconto il calciomercato del Napoli estivo si riduce a una «fuga» dalle trattative, per motivi che definisce inspiegabili. L’unica eccezione salvata è Costantino Favasuli: per il resto nessun colpo di genio, di fortuna o anche solo di azzardo, nonostante condizioni di mercato che a suo dire erano favorevoli. Un giudizio che chiama in causa direttamente anche il lavoro del ds Giovanni Manna, già finito nel tritacarne di radio e social dopo la notte di Torino.

L’estate del Centenario: si è parlato di tutto tranne che di calcio

Il passaggio forse più pungente riguarda il clima che si respirava in estate. Il Napoli, scrive Corbo, era ancora immerso nella suggestione del Centenario e ha finito per parlare di tutto meno che di pallone: liti con la politica, progetti di stadi rimasti finora «castelli in aria», utopie. Nel frattempo nessuno affrontava il vero nodo, cioè l’età di quella che lui definisce la squadra più stagionata d’Italia.

E qui il ragionamento si fa ancora più duro. I giocatori arrivati secondi la scorsa stagione, secondo l’editorialista, erano «stremati, disillusi», con tanta voglia di andare altrove. Un gruppo da rigenerare, insomma, non da confermare in blocco. La partita dello Stadium, con un Scott McTominay irriconoscibile e una squadra senza benzina dopo l’ora di gioco, sembra dargli ragione più di quanto i tifosi vorrebbero ammettere.

Anche Allegri nel mirino: «Una scelta conservativa»

Nessuno si salva, nemmeno la scelta dell’allenatore. Per Corbo puntare su Massimiliano Allegri è stata una «soluzione conservativa»: un tecnico di enorme esperienza ma «forse appagato», al punto da non pretendere garanzie né sugli infortuni né sul mercato. Una lettura che rovescia un po’ la prospettiva del dibattito di queste ore: non solo Allegri come problema, ma Allegri come sintomo di una linea societaria prudente fino all’immobilismo.

Il conto finale è netto: le responsabilità della società sono state «gravi, determinanti». E il tempismo non è casuale, visto che proprio oggi Aurelio De Laurentiis dovrebbe sentire il tecnico per capire cosa stia succedendo. Il rischio è che quella telefonata si concentri solo sulla panchina, mentre i nodi sollevati da Corbo riguardano scelte prese molto più in alto.

I numeri che pesano e il bivio di Oporto

A completare il quadro ci sono le cifre messe in fila da Maurizio Pistocchi: dopo dieci giornate il Napoli ha otto punti in meno rispetto allo scorso anno, quando era primo con 22, ha perso due partite in più e ne ha vinte tre in meno. Davanti ci sono sette squadre e il quarto posto è lontano nove lunghezze. C’è ancora tempo per rimediare, certo, ma servirebbe un altro Napoli.

Il primo esame arriva mercoledì sera in Champions League contro il Porto, con un’infermeria che continua a riempirsi. Una vittoria in Portogallo non cancellerebbe le accuse di Corbo, ma almeno toglierebbe un po’ di pressione. Una sconfitta, invece, trasformerebbe il suo editoriale in qualcosa di molto simile a una profezia.