Allegri, Condò: usa la rabbia contro Farioli

Allegri, Condò: usa la rabbia contro Farioli

Mercoledì sera, alle 21:00, l’Estádio do Dragão diventa il teatro di una sfida che non è solo un pezzo di classifica. È un faccia a faccia tra due storie italiane raccontate in modo opposto: da una parte Massimiliano Allegri, il tecnico “solito noto” messo sotto processo dopo un avvio di stagione da incubo; dall’altra Francesco Farioli, l’allenatore citato ogni volta che si parla di giovani snobbati dai grandi club di casa. In mezzo, un Porto bifronte e un Napoli che arriva in Portogallo con mezza rosa in infermeria e tre punti da difendere in Champions League.

Il Porto a due facce: micidiale in Liga, a secco in Europa

Se guardate solo il campionato portoghese, i draghi sembrano una macchina da guerra. Dieci vittorie di fila in Liga, e se si allarga lo sguardo alle coppe nazionali si arriva a dodici successi su dodici tra campionato e tornei interni. Gol a raffica, poche falle, un’immagine di controllo quasi totale. Poi apre il capitolo europeo e la fotografia cambia di colpo: tre partite, tre sconfitte, zero punti. Betis, PSV e Manchester City hanno già messo a nudo un Porto che, fuori dai confini, ancora non ha trovato il passo giusto.

Farioli non gira intorno al tema. Ha parlato di “scalare la montagna” della Champions e ha indicato il Napoli come primo gradino. Parole chiare: la sfida di mercoledì non è un’altra trasferta qualsiasi, è il tentativo di sbloccare un cammino europeo che finora è stato soltanto una collezione di ko. In casa, dopo il poker all’Estoril, i portoghesi ripartono carichi; in Champions, però, restano l’unica grande fragilità di questa stagione. Ed è proprio lì che i partenopei possono infilare il cacciavite.

Il dato rende la gara ancora più ambigua. Chi arriva al Dragão con dieci vittorie di campionato alle spalle di solito fa paura. Chi arriva a zero punti in Europa, invece, porta anche la pressione di dover dimostrare qualcosa. Il Porto di Farioli è entrambe le cose insieme: fortino domestico e squadra ancora da decifrare sul palcoscenico continentale.

Condò ad Allegri: usa la rabbia contro la narrazione dei «soliti noti»

Sul Corriere della Sera, ripreso anche da altre testate napoletane, Paolo Condò ha messo il dito nella piaga più interessante di questa vigilia. Non solo moduli e assenze: la lettura è culturale. Allegri sfida Farioli, «il tecnico più nominato quando si parla di giovani snobbati per abitudine ai soliti noti». E il suggerimento è netto: usi la sua rabbia contro questa narrazione per caricare i resti del Napoli all’impresa.

È un invito potente, perché tocca il nervo scoperto del momento azzurro. Allegri è stato scelto in estate proprio per l’esperienza, per il pedigree di chi ha già vinto e ha già sofferto nelle notti europee. Oggi quella stessa etichetta diventa accusa: “solito noto”, uomo di sistema, allenatore che i club italiani prendono per abitudine mentre fuori crescono profili come Farioli. Condò ribalta lo schema e dice, in sostanza, di trasformare il giudizio in benzina.

Il contesto aiuta a capire perché la frase pesi. In SerieA il Napoli ha 14 punti in 10 giornate, peggior avvio dal 2009-10, e resta a circa nove punti dalla zona Champions. L’ultimo ko interno al percorso è il 2-0 sul campo della Juventus: una serata in cui la squadra ha dato la sensazione di non poter fare di più, con la rosa già decimata e senza terzini disponibili. Al Dragão non si gioca con la formazione ideale; si gioca con ciò che resta. Ed è proprio su quei “resti” che Condò chiede ad Allegri di costruire un’impresa.

Stakes al Dragão: tre punti azzurri, zero per i padroni di casa

In Champions League i numeri sono ancora più crudi. Il Napoli ha tre punti, frutto della vittoria sul Bodø/Glimt, e naviga intorno alla 22ª posizione, zona playoff. Il Porto è a zero dopo tre turni. Mercoledì, quarta giornata della League Phase, entrambi hanno bisogno di una scossa: i partenopei per non far scivolare via la corsa europea dopo l’avvio zoppicante, i draghi per spezzare finalmente il digiuno.

C’è anche un precedente che Allegri conosce bene. Nel febbraio 2017, con la Juventus, fu l’ultimo italiano a vincere al Dragão: 2-0 firmato dai cambi Pjaca e Dani Alves, una lezione di gestione e di cinismo europeo. Quel pezzo di storia non risolve i problemi di oggi, ma ricorda che Max ha già spezzato l’incantesimo di uno stadio difficile. Se la rabbia di cui parla Condò deve diventare qualcosa di concreto, è lì che deve uscire: non in un’intervista, ma nei novanta minuti contro un Porto che in patria non perdona e in Europa ancora cerca se stesso.

Il contrasto tattico e psicologico è tutto qui. Farioli vuole iniziare a salire la montagna; Allegri deve dimostrare che il “solito noto” sa ancora inventare soluzioni quando la rosa è a pezzi. In mezzo ci sono Scott McTominay e i pochi pezzi ancora in grado di tenere in piedi la medaglia europea del Napoli. Non sarà una notte di formazioni al completo né di discorsi tranquilli. Sarà una partita di carattere, di narrazioni da rovesciare e di punti che, a novembre, possono ancora cambiare la faccia di un’intera stagione continentale.

Al Dragão, insomma, non si decide soltanto un risultato. Si misura se Allegri riesce a trasformare la pressione in spinta, se Farioli sblocca finalmente il Porto europeo e se un Napoli ridotto all’osso sa ancora fare la partita che a Torino non è riuscita. Mercoledì sera, ore 21:00: bifronte contro crisi, giovane snobbato contro solito noto. La Champions, spesso, si racconta così.