Politano: a undici basteremo col Porto

Politano: a undici basteremo col Porto

Vigilia di Porto–Napoli e Politano non gira intorno al punto. Parla chiaro, parla da vice capitano, parla da chi ha visto fin troppe stagioni “normali” per accettare questa. L’attaccante azzurro, ai microfoni di Sky e in conferenza stampa, ha messo in fila orgoglio, atteggiamento e una frase che già gira nello spogliatoio: «Domani arriviamo a undici e dovranno bastare». Stasera alle 21:00 all’Estádio do Dragão, diretta Amazon Prime Video, Michael Oliver al fischietto, il Napoli di Massimiliano Allegri cerca il riscatto europeo dopo Torino. Contro il Porto di Francesco Farioli non ci sono scorciatoie: niente alibi, niente pianti sull’infermeria, solo undici maglie e la voglia di rimettere a posto le cose.

Il contesto pesa. In Champions League gli azzurri viaggiano a tre punti dopo tre giornate; in Serie A la classifica non regala sorrisi. Dopo la brutta serata con la Juventus — un secondo tempo da dimenticare, un tiro contro diciotto — Politano ha scelto le parole dure, quelle che restano appese nello spogliatoio. Non è un’intervista di circostanza. È un richiamo all’ordine, rivolto anche a se stesso.

«Arriviamo a undici»: niente alibi sull’emergenza

L’emergenza è reale e nessuno la nasconde. Manca mezzo reparto laterale: fuori Giovanni Di Lorenzo, Olivera, Spinazzola e Favasuli. Nessun terzino di ruolo a disposizione. La lista degli assenti è lunga — Alisson, Badiashile, Buongiorno, Lobotka, Neres e altri pezzi importanti — eppure Politano taglia corto: «Anche l’anno scorso abbiamo avuto tanti infortuni, ma non così tanti e tutti insieme. Però domani arriviamo sicuramente a undici e dovranno bastare per vincere la partita».

È la frase-chiave della vigilia. Non perché neghi i numeri dell’infermeria, ma perché rifiuta di trasformarli in scudo. In conferenza lo ha ribadito con ancora più forza: «È vero che abbiamo qualche infortunio, ma questo può essere un alibi e noi di alibi non ne vogliamo in questo momento. Solo noi possiamo tirarci fuori». Il messaggio agli undici che scenderanno al Dragão è semplice: la rosa corta non giustifica una prestazione corta. Rasmus Hojlund, fresco di recupero influenzale, è uno di quelli chiamati a rispondere sul campo. Politano pure, presumibilmente a tutta fascia destra in un modulo obbligato dalla mancanza di terzini.

Il Porto, dal canto suo, arriva a zero punti in Champions dopo tre ko, ma vola in Primeira Liga. Farioli conosce i meccanismi italiani e sa quanto possa pesare una notte europea contro una grande ferita. Proprio per questo l’azzurro insiste: se si cerca un alibi, lo si trova; se si cerca una partita, si parte dagli undici disponibili e si chiude il discorso.

Atteggiamento e orgoglio: «senza quello è dura»

Il secondo asse del discorso di Politano è psicologico, non tattico. «L’atteggiamento è la base per vincere le partite: puoi mettere in panchina chi vuoi, ma se manca l’atteggiamento non riesci a vincere i contrasti, andare forte, e poi vincere diventa dura». Dopo Torino, dove il Napoli ha sofferto il ritmo e la densità bianconera, quella frase suona come un’autocritica collettiva. Non è solo questione di moduli o di nomi. È questione di come si entra nei duelli, di come si accorcia sull’avversario, di come si resta alti dopo un gol preso.

Lo stesso Politano ammette la fragilità difensiva di questi mesi: «Quando si prende gol è colpa di tutti, non solo della difesa. Siamo fragili, non riusciamo a difendere bene come negli anni passati. Ci manca cattiveria nell’accorciare». Undici dei venti gol subiti arrivano nell’ultima mezzora: stanchezza e concentrazione, ha spiegato, un mix che al Dragão può costare caro. «Dobbiamo tirare fuori tutti quanti, me compreso, quel qualcosa in più che ci manca e che ci serve come il pane».

Poi arriva l’orgoglio, la parola che chiude il cerchio: «Una squadra come il Napoli non può essere messa così in classifica in Serie A e non può essere in queste condizioni in Champions. Tutti noi dobbiamo cercare di tirar fuori il nostro orgoglio e la nostra passione per mettere le cose a posto». Non è slogan da social. È un vice capitano che mette la faccia, ricorda i titoli vinti e chiede al gruppo — Anguissa, Di Lorenzo quando torna, i più anziani e i più giovani — di stare uniti e di non nascondersi dietro il calendario compresso. «La fortuna di giocare ogni tre giorni è che c’è subito un momento per rifarsi». Quel momento è stasera.

Al Dragão senza scuse: continuità, cattiveria, tre punti

Politano descrive la stagione con una formula secca: «Anno complicato, difficile da spiegare». Il problema non è una singola gara storta, è la mancanza di continuità: «Facciamo una partita bene e in quella dopo ricaschiamo negli stessi errori». Contro il Porto, che in campionato non perdona e in Europa ha fame del primo punto, ripetere gli stessi errori significherebbe regalare ossigeno a Farioli e allungare l’ombra azzurra in classifica Champions.

Sul piano di gioco l’esterno azzurro non inventa romanzi. Sa che potrà dover coprire tutta la fascia, sa che «il Porto attacca con tanti uomini e fa un gran palleggio», sa che ci saranno fasi da stare arroccati e fasi da sprigionare qualità in avanti. L’equilibrio della doppia fase, ha detto, passa da concentrazione e lettura: «Ora dobbiamo concentrarci più sulla fase difensiva perché sta mancando quella». Allegri valuterà il modulo — a tre o a quattro — ma il nodo politico della serata lo ha già messo Politano nero su bianco: undici bastano, se l’atteggiamento è quello giusto.

Kick-off alle 21:00, Estádio do Dragão, diretta esclusiva Amazon Prime Video, arbitro Michael Oliver. Il Napoli porta tre punti europei, una rosa ferita e le parole del suo vice capitano. Il Porto porta zero punti Champions e la sicurezza di chi in campionato non sbaglia. In mezzo, una notte che non chiude nulla ma può cambiare faccia alla testa del gruppo. Politano ha scelto di non lasciare zone grigie: niente alibi sugli infortuni, orgoglio da tirare fuori, atteggiamento come base non negoziabile. Se gli undici che scendono ascolteranno quel messaggio, al Dragão si gioca una partita. Se no, si rischia di ricascare negli stessi errori di cui parla lui — e di tornare a casa con un altro nodo allo stomaco.