Allegri, blitz 2017 al Dragão

Allegri, blitz 2017 al Dragão

Allo stadio do Dragão, mentre la rosa azzurra completa il riscaldamento, a Massimiliano Allegri torna in mente una notte precisa: il 22 febbraio 2017. Quel giorno la sua Juventus spense Oporto con un 0-2 in Champions League e scrisse un precedente ancora intatto. Da allora nessuna squadra italiana ha più vinto in casa del Porto in Europa. Oggi, in piena emergenza, ci prova il Napoli dello stesso Max. Non è nostalgia da museo: è un’ancora mentale. Un blitz da ripetere quando le gambe scarseggiano e i punti europei pesano come macigni.

La vigilia racconta un contrasto netto. Da una parte i draghi di Francesco Farioli, imbattuti in campionato e ancora a zero in Champions. Dall’altra gli azzurri, reduci da un campionato in salita e da un’infermeria che ha svuotato la lista. Undici assenti, un modulo obbligato, tre cambi utili. Eppure Allegri non alza bandiera bianca: «Siamo tredici, chi sta in piedi gioca». Al Dragão, stasera alle 21:00 su Prime Video, la memoria del 2017 diventa il carburante di una quarta giornata di league phase da non bruciare.

Il precedente del 22 febbraio 2017: ultima italiana vincente

Quel Porto–Juventus finì 0-2 nell’anno della corsa fino alla finale di Cardiff contro il Real Madrid. In campo, tra i padroni di casa, c’era già André Silva: oggi lo ritrova ancora al Dragão, stavolta dall’altra parte del ricordo. Da quella sera le squadre di Serie A in Portogallo hanno raccolto solo sconfitte o, al massimo, pareggi. Quattro ko e due draw: nessun nuovo scalpo italiano. Ecco perché il precedente di Allegri non è un aneddoto da conferenza stampa. È l’unico filo storico a cui aggrapparsi quando il presente è grigio.

Max lo sa. E lo usa. Non promette miracoli, non vende slogan. Ma lascia filtrare l’idea che il Dragão non sia un tabù eterno, soprattutto se chi siede in panchina ha già spezzato l’incantesimo. Il Napoli arriva con tre punti in classifica — frutto del 4-3 al Bodø/Glimt al Maradona — dopo i passi falsi con Arsenal e Villarreal. Il Porto, invece, è ancora a secco in Europa: ko con Manchester City, Betis e PSV. In Primeira Liga i draghi volano a +5 sul Benfica; in Uefa cercano il primo sblocco. Una gara da sei punti emotivi, giocata sul filo della fame altrui e della memoria propria.

Allegri abbassa i toni sul destino continentale: «Questa non è l’ultima spiaggia Champions: con 10 punti andiamo ai playoff». Calcoli freddi. Dopo Oporto restano City, Bruges, Qarabag e Vikingur. Il passaggio si costruisce a pezzi, non in una sola notte. Ma il pezzo di stasera pesa: chi lo perde rischia di vedere allontanarsi la zona utile proprio mentre l’altro toscano, Farioli, cerca di far ripartire la macchina europea del Porto.

Undici ko, 3-5-2 e la coppia Hojlund–Giovane

Il bel precedente non cancella la realtà dell’infermeria. Al cospetto del Dragão Allegri deve fare a meno di undici uomini: Alisson, Badiashile, Buongiorno, Di Lorenzo, Favasuli, Lobotka, Neres, Olivera, Spinazzola e il fuori lista Marianucci, oltre al resto della lista lunga degli stop. «Siamo tredici, chi sta in piedi gioca». In più i portieri e due ragazzi della Primavera: i diciottenni Lieto e Chiummariello, un difensore e un centrocampista per i quali questa Champions è già un sogno stampato sulla maglia.

Buone notizie, almeno due. Rasmus Hojlund ha smaltito l’influenza e ci sarà dall’inizio. Kevin De Bruyne, dopo la distorsione alla caviglia sinistra, è candidato alla panchina: gestito, non bruciato. Senza un solo terzino di ruolo la scelta è obbligata: 3-5-2 con Politano e Lang a tutta fascia, Anguissa-Gilmour-McTominay in mediana, e Giovane al fianco di Hojlund. In panchina restano tre cambi “veri”, più i giovanotti. Pochi margini, zero lussi, massima chiarezza tattica.

La probabile formazione azzurra parla chiaro: Meret; Beukema, Rrahmani, Rafa Marin; Politano, Anguissa, Gilmour, McTominay, Lang; Giovane, Hojlund. Dall’altra parte Farioli conferma il 4-3-3 con Diogo Costa, la linea Alberto Costa-Bednarek-Kiwior-Zaidu, Rosario-Froholdt-Gabri Veiga e il tridente Pepê–André Silva–Borja Sainz. Arbitra l’inglese Michael Oliver. Tutto pronto, o quasi: manca solo capire se la memoria del 2017 basterà a tenere il campo per novanta minuti senza crepe nell’ultima mezzora, il momento in cui Allegri ha già ammesso di aver preso troppi gol.

Due toscani al confronto: «O si fa la partita o ossa rotte»

La sfida tecnica ha anche un sottotesto generazionale. Allegri porta in panchina oltre cento notti di Champions; Farioli ne conta tre. Due toscani, due idee di calcio, due momenti opposti. Max elogia il collega: «Francesco è un allenatore giovane che ha già fatto buoni risultati. Davanti a sé ha una carriera molto importante». Farioli, dal canto suo, rende omaggio al riferimento e, ai microfoni di Prime Video, ammorbidisce il giudizio sul Napoli: «Nelle ultime partite ha raccolto meno di quanto meritava». Poi alza l’asticella interna: in Champions gli errori si pagano il doppio, e il blasone del Porto impone di fare di più.

Allegri, pratico come sempre, non gira intorno al nodo: «Contro il Porto o facciamo la partita o ne usciamo con le ossa rotte». Non è una minaccia da spogliatoio: è la fotografia di una rosa corta, di energie mentali da recuperare e di un trend da invertire. In campionato il discorso resta aperto — «bisognerà aggiustarlo, ma c’è tempo» — in Europa il tempo è meno generoso. Tre punti a Oporto cambierebbero faccia alla classifica e alla testa. Zero punti, invece, allungherebbero l’ombra di un avvio già pesante.

Il cerchio si chiude dove era iniziato. Nel 2017 Allegri entrò al Dragão e ne uscì con un blitz storico. Nel 2026 ci ritorna con il Napoli, undici assenti e una panchina da equilibrista. Stesso stadio, stesso tecnico, stessi draghi da spegnere. Diverso tutto il resto: modulo d’emergenza, Hojlund–Giovane in avanti, De Bruyne da dose calibrata, Farioli dall’altra parte a cercare i primi punti Uefa della stagione. Se la memoria serve ancora a qualcosa nel calcio moderno, stasera al Dragão lo scopriremo in novanta minuti. Altrimenti resterà solo un bel ricordo del 22 febbraio 2017 — e una Champions da rincorrere nelle quattro giornate che restano.